Ad inaugurare il ciclo di conferenze "Ai confini della mente. Neuroscienze tra pensiero, passioni e bellezza" è stato invitato martedì 25 gennaio u.s., alle ore 17,45, a Palazzo Ducale a Genova il prof. Vittorio Gallese, neurofisiologo dell'Università di Parma, uno degli scopritori dei "neuroni specchio" (mirror neurons). Lo studioso ha offerto le coordinate scientifiche di un suggestivo collegamento della percezione dell'opera d'arte al funzionamento dei neuroni, mostrando, attraverso l'ormai nota "teoria dei neuroni specchio", in che modo il cervello sia in grado di distinguere la "forma" dell'arte da qualsiasi altro segno. Come aveva già evidenziato in molte occasioni, anche insieme ad altri studiosi (cfr., per esempio, LA SIMULAZIONE INCARNATA: I NEURONI SPECCHIO, LE BASI NEUROFISIOLOGICHE DELL’INTERSOGGETTIVITÀ ED ALCUNE IMPLICAZIONI PER LA PSICOANALISI Vittorio Gallese*, Paolo Migone**, Morris N. Eagle***), il prof. Gallese, durante la conferenza, ha ripercorso molto sinteticamente le tappe della scoperta dei neuroni specchio, compiuta all’inizio degli anni '90 del secolo scorso dall’Istituto di Fisiologia dell’Università di Parma diretto da Giacomo Rizzolatti. "I neuroni specchio, che furono originariamente scoperti nella corteccia premotoria dei macachi (Rizzolatti et al., 1996; Gallese et al., 1996), si attivano sia quando vengono eseguite azioni finalizzate ad uno scopo, sia quando si osservano le stesse azioni eseguite da altri (in questo caso ovviamente vi è l’inibizione del movimento). Questa scoperta potrebbe permetterci di comprendere meglio fenomeni quali l’empatia, l’identificazione, lo sviluppo infantile, il capire le intenzioni altrui... I neuroni specchio incarnano un livello astratto di rappresentazione delle azioni finalistiche...Le aree premotorie (del cervello) dotate di proprietà caratteristiche dei neuroni specchio – aree cioè che si attivano sia durante l’esecuzione che durante l’osservazione di un’azione (che prima si ritenevano coinvolte solamente nel riconoscimento di azioni) – sono coinvolte anche nella comprensione del perché dell’azione, cioè dell’intenzione che l’ha motivata... L’attribuzione di intenzioni si verifica automaticamente ed è messa in moto dall’attivazione obbligatoria di un meccanismo di simulazione incarnato (embodied), cioè legato al corpo... La proprietà dei neuroni specchio parietali suggerisce che, oltre a riconoscere lo scopo dell’atto motorio osservato, essi sono in grado di discriminare atti motori identici a seconda dell’azione globale in cui sono collocati... Perciò questi neuroni non solo codificano l’atto motorio osservato, ma sembrano anche permettere di predire il successivo atto motorio dell’agente e quindi la sua intenzione complessiva... Secondo questa prospettiva, la comprensione di azioni e l’attribuzione di intenzioni sarebbero fenomeni collegati, sostenuti dallo stesso meccanismo funzionale, la “simulazione incarnata”... In contrasto con quanto affermato dalla scienza cognitiva classica, la comprensione di un’azione e l’attribuzione di intenzioni – almeno di intenzioni semplici – non sembrano appartenere a domini cognitivi diversi, ma entrambi concernono meccanismi di simulazione incarnata sostenuti dall’attivazione di catene di neuroni specchio logicamente collegate... La nostra capacità di esperire o comprendere direttamente l’esperienza tattile di altri è mediata da una simulazione incarnata, cioè dall’attivazione degli stessi circuiti nervosi che mediano le nostre sensazioni tattili... La differenza tra empatizzare con la sensazione tattile altrui e sentire davvero sul proprio corpo la stessa sensazione dipende solamente da una diversa intensità dell’attivazione delle stesse aree cerebrali. Un simile meccanismo di simulazione incarnata è verosimilmente anche alla base della nostra capacità di comprendere il contenuto esperienziale delle sensazioni dolorose degli altri..." (cfr. articolo sopra citato).C'è da domandarsi davvero quali spazi di formazione e di approfondimento educativi e didattici possa offrire una seria riflessione su tale teoria!
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